<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?>
<rss version="2.0">
  <channel>
    <title>Mahmag Italiano</title>
    <link>http://www.mahmag.org/italiano/</link>
    <description></description>
    <language>en-us</language>           
    <generator>Nucleus CMS v3.23</generator>
    <copyright>©</copyright>             
    <category>Weblog</category>
    <docs>http://backend.userland.com/rss</docs>
    <image>
      <url>http://www.mahmag.org/italiano//nucleus/nucleus2.gif</url>
      <title>Mahmag Italiano</title>
      <link>http://www.mahmag.org/italiano/</link>
    </image>
    <item>
 <title>INCONTRO CON LE REGISTE ROYA E ALKA SADAT</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=307</link>
<description><![CDATA[ <br />
<div style="text-align: center">AFGHANISTAN: CINEMA E DIRITTI DELLE DONNE<br />
INCONTRO CON LE REGISTE ROYA E ALKA SADAT - PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “3, 2, 1 ?”<br />
 <br />
 <br />
MARTEDI’ 1° Luglio 2008 - h. 19.30<br />
 <br />
Sala Convegni “R. Biagetti”- CITTA’ dell’ALTRA ECONOMIA <br />
L.go Dino Frisullo s.n.c. Foro Boario - Testaccio ROMA</div> <br />
 <br />
Il progetto di solidarietà e cooperazione dal titolo “Il sogno di Roya e Alka”, ideato dalla rivista ‘noidonne’ in favore di due giovani registe afghane e del loro impegno contro la violenza alle donne, troverà compimento martedì 1° Luglio p.v., alla presenza delle istituzioni che hanno sostenuto l’iniziativa. L’Assessore Regionale all’Ambiente e Cooperazione, Filiberto Zaratti  e la Direttora di ‘noidonne’, Tiziana Bartolini, consegneranno alle due giovani cineaste, Roya e Alka Sadat il materiale cinematografico acquistato grazie al contributo della Regione Lazio ed alla campagna abbonamenti di ‘noidonne’. <br />
L’incontro con le giovani registe - in Italia per l’occasione su iniziativa di ‘noidonne’  - avrà luogo presso la Sala Convegni della C.A.E. (ex-Mattatoio di Testaccio) a partire dalle ore 19.30. <br />
Obiettivo del progetto era quello di sostenere gli sforzi delle registe - e di un gruppo di donne a loro legate - di potenziare i propri mezzi di produzione cinematografica, per realizzare in Afghanistan film, video e documentari contro la violenza alle donne. La possibilità di utilizzare attrezzature proprie e di alta qualità consentirà una maggiore autonomia tecnica e strumentale, per girare e promuovere prodotti visivi volti a consolidare ed esprimere al meglio la loro professionalità, realizzando materiali in grado di partecipare a festival e rassegne in tutto il mondo. <br />
Nonostante la mancanza di mezzi e le difficoltà politiche, sociali e strutturali del loro Paese, le due cineaste dimostrano una notevole tenacia e passione che ha permesso loro di realizzare una certa produzione di video dedicati alle condizioni delle donne e dei bambini in Afghanistan. Le sorelle Roya e Alka, 25 e 21 anni, originarie di Herat, durante il regime dei Talebani hanno coltivato la loro passione per il cinema leggendo e documentandosi di nascosto. <br />
Dopo la cerimonia di consegna, alle ore 20.00, verrà proiettato il docu-film “3, 2, 1?” (per gentile concessione di AdnKronos International), cui seguirà un breve dibattito con le due cineaste.<br />
 <br />
Al termine del dibattito, verranno letti alcuni versi inediti di Nadia Anjuman. Poetessa afgana, madre di una bimba di 6 mesi, è stata uccisa dal marito all’età di 25 anni, in Afghanistan, il 4 novembre 2005 per aver osato declamare in pubblico poesie tratte dal suo libro “Gul-e-dodi’”. È considerata una figura di riferimento del mondo letterario di Herat. Reading a cura dell’associazione le Mele-Grane.<br />
 <br />
 <br />
‘noidonne’ - Cooperativa Libera Stampa<br />
Piazza Istria, 2 – 00198  Roma<br />
Per Info e Accrediti: redazione@noidonne.org – cell 333 2736455 - 334 3945068 – 347 2202220<br />
www.noidonne.org <br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=307</comments>
 <pubDate>Thu, 26 Jun 2008 16:22:03 -0500</pubDate>
</item><item>
 <title>APPELLO AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI 2008</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=285</link>
<description><![CDATA[Il FORUM delle Comunità Straniere in Italia, le associazioni e le comunità degli immigrati extra U.E. e neo comunitari e degli italiani di origine straniera ad esso aderenti, rivolgono un appello a tutti coloro che si candidano a governare a livello nazionale e locale, affinché<br />
<b>• Valutino la presenza in Italia di un potenziale bacino elettorale di circa 3/4 milioni di cittadini di altri paesi e di italiani di origine straniera che esprimono il proprio voto, oggi solo a livello amministrativo e limitato a paesi comunitari, o le proprie indicazioni elettorali.</b><b>• Considerino prioritario un impegno per l’inclusione sociale e la partecipazione alla vita democratica e alle sue regole di persone provenienti da molteplici culture, religioni e diversi contesti economico/sociali.<br />
• Indichino modalità, strumenti e forme di coinvolgimento,di integrazione e di condivisione di comportamenti, regole e prassi comuni.</b><br />
Le comunità e le associazioni degli immigrati e degli italiani di origine straniera hanno fra i propri obiettivi:<br />
<b>1)</b> il riconoscimento e la valorizzazione del proprio autonomo ruolo nella difesa delle proprie radici culturali e religiose e nella tutela della lingua d’origine<br />
<b>2)</b> la volontà del dialogo e del confronto con la società di accoglienza da alimentare anche attraverso la necessaria diffusione della conoscenza della lingua e della cultura italiane e l’approntamento di strumenti di colloquio diretto con le amministrazioni pubbliche centrali e locali e con la cittadinanza<br />
<b>3)</b> la ricerca del lavoro e del benessere,della tutela della famiglia e dell’infanzia nonché della propria promozione sociale nel rispetto della legalità<br />
<b>4)</b> l’impegno a contrastare la diffusione della criminalità, del lavoro nero e la propaganda del terrorismo e di ogni forma di intolleranza nazionale, etnica, politica e religiosa<br />
<b>5)</b> l’instaurazione di rapporti di solidarietà e di amicizia tra tutte le differenti comunità immigrate<br />
<b>6)</b> la riconsiderazione del percorso di regolarizzazione dell’immigrato in modo che, dopo il primo soggiorno presso la questura di competenza, il rinnovo segua la strada prevista per i neo comunitari ( residenza e carta di identità).<br />
<b>7)</b> La previsione della possibilità di modifica delle motivazioni del soggiorno per studio a lavoro senza l’inserimento nel decreto/flussi; l’automatico rilascio della cittadinanza per i minori nati in Italia e la revisione dei requisiti per la richiesta di ricongiungimento familiare.<br />
<br />
INVITIAMO PERCIO’ I CANDIDATI A LIVELLO NAZIONALE E LOCALE NELLE DIVERSE COALIZIONI CHE SI RITROVANO NELL’AMBITO DI QUESTE PROPOSTE A RIAFFERMARE CON UN FORTE MESSAGGIO DI ADESIONE LA VALIDITA’ DEL PROGRAMMA AVANZATO DALLE 23 COMUNITA’ E ASSOCIAZIONI FEDERATE NEL FORUM E CON L’OSSERVATORIO INTERETNICO PER IL CONTROLLO DEMOCRATICO DEL COMUNE DI ROMA.<br />
ASSICURIAMO IL NOSTRO IMPEGNO A UN CONFRONTO DEMOCRATICO E PUBBLICO E A SOSTENERE QUEI CANDIDATI CHE SI FARANNO CARICO DEI NOSTRI OBIETTIVI. <br />
<br />
Per informazione:<br />
<b>Vartanian2000@hotmail.com</b><br />
<br />
<b>SITO ZATIK </b><br />
http://www.zatik.com/iniziativesvis.asp?id=48<br />
http://www.zatik.com/iniziativesvis.asp?id=47<br />
<br />
<b>SITO EXTRAONLINE</b><br />
http://www.extraonline.it/notiziedallacapitale.asp?id=179<br />
http://www.extraonline.it/notiziedallitalia.asp?id=194<br />
<br />
<br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=285</comments>
 <pubDate>Mon, 24 Mar 2008 07:02:40 -0500</pubDate>
</item><item>
 <title>Le leggende del Now Ruz(aspettando la primavera)</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=282</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/3/20080317-noruz.JPG">null</a></div><br />
Grazie allo studio del Sanscrito e alla profonda conoscenza della cultura della Persia e dell’India del suo tempo, Birouni offre, a proposito del NowRuz, una grande quantità di informazioni, soprattutto nei libri Asar Al-Bagiah e Al-Qanun al-Masoudi (qui, in particolare, egli spiega il NowRuz dal punto di vista delle tecniche di calcolo dei calendari).Da Birouni apprendiamo che nel Now Ruz si identifica il giorno in cui l’Angelo della vittoria incoraggiò lo spirito umano a creare cose sempre nuove, e che dunque la ricorrenza esprime una grande ricchezza di benedizioni: in questa notte - racconta Birouni citando Sayd Ibn Fazi - dal monte Damavand, l’altissima cima che domina Teheran, si sprigionano scintille e vi è chi giura di aver visto una fiamma alzarsi dal pinnacolo del ghiacciaio.<br />
Secondo altri, pure citati nei medesimi libri, il Now Ruz deve essere ricollegato al re Jamshid, figlio di Tahmuress, che nel giorno stesso in cui salì al trono per governare quasi tutto il mondo (in un’epoca precedente l’impero degli antichi Medi) varò alcune riforme religiose: il popolo, gradendo tali ri-forme, trasformò la ricorrenza di quel giorno, che aveva rinnovato la vita della comunità, nella festa di Now Ruz. <br />
La ricorrenza venne poi osservata anche dagli antichi re ed i festeggiamenti furono organizzati secondo una speciale gerarchia: il primo giorno era detto appartenere ai monarchi, il secondo agli aristocratici, il terzo ai funzionari del re, il quarto ai servitori di corte, il quinto agli abitanti delle città e il sesto ai contadini. <br />
Presso i Sassanidi (III-VII secolo d.C.), per  come ricorda  poeta Birouni, il primo giorno di Now Ruz il re chiamava a raccolta il popolo, invitandolo alla fratellanza; il secondo egli si occupava dei problemi della popolazione rurale; il terzo giorno lo dedicava apparteneva al clero e ai soldati, il quarto alla famiglia reale, il quinto ai servi del re, che in questa occasione venivano gratificati o promossi di rango ed il sesto al monarca in persona.<br />
Altre tradizioni aggiunsero elementi ulteriori alle gesta di Jamshid, narrando che il grande re si era costruito un carro a bordo del quale attraversava i cieli; una volta viaggiò cosi dal Damavand sino a Babol, sulla costa del Mar Caspio, e tutta la gente si raccolse per vederlo passare: il NowRuz costituirebbe tra l’altro anche la festosa celebrazione annuale di quel passaggio. <br />
Vi è anche racconta che nel suo peregrinare celeste Jamshid si recava a volte anche nell’Azarbay-djan, dove si fermava e si sedeva su un trono d’oro che la popolazione locale trasportava sulle spalle: il NowRuz sarebbe dunque la ricorrenza del giorno in cui, grazie alla presenza di Jamshid, il trono sfavillava davanti al sole. <br />
La figura di Jamshid compare in molte delle leggende relative al NowRuz. Birouni, citando un sacerdote zoroastriano, informa che la canna da zucchero fu scoperta in Iran nel giorno di NowRuz, quando Jamshid assaggiò un poco della linfa secreta dal suo fusto: la trovò dolce e ordinò di lavorarla sino a produrne zucchero che divenne cosi popolare benedi scambio e dal quel tempo si usa confezionare dolcetti da offrire per il capodanno. <br />
Al concetto di dolcezza si collega anche la credenza popolare secondo cui, se ci si sveglia la mattina del Now Ruz, e in silenzio si assaggia un po’ di miele prendendolo con tre dita e si accende una candela, si verrà preservati dalle malattie. <br />
<br />
Birouni cita inoltre Ibn Abbas per introdurre una delle tradizioni che illustrano il fondersi della tradizione iranico-zoroastriana del Now Ruz con l’Islam: un giorno qualcuno offrì al Profeta Mohammad un dolce su un piattino di rame, ed il Profeta  chiese spiegazioni. Gli fu riposto che quel giorno era NowRuz. Il Profeta domandò che cosa fosse Now Ruz. “La grande festa degli Iraniani”, gli fu rispostio. “Io so - ribattè il Profeta  - che la giornata di oggi ricorda il momento in cui l’Onnipotente resuscitò Askareh.” “Ma che cos’è Askareh?” gli domandarono a loro volta i suoi ospiti. <br />
E il Profeta spiega che un tempo migliaia di persone avevano lasciato la loro terra per paura della morte e si erano recate nel deserto; ma proprio laggiù Dio aveva ordinato che morissero, ed erano morte tutte sull’istante. Subito però l’Onnipotente, impietositosi, aveva ordinato alle nuvole di versare acqua sui loro corpi, perché tornassero in vita e tutta quella gente era resuscitata (probabilmente da questo deriva l’usanza di spruzzare l’acqua il giorno di Capodanno). <br />
Terminata la spiegazione, il Profeta dell’Islam divise quel dolce fra tutti i presenti (da qui l’abitudine di offrire doni per NowRuz) e disse: “Vorrei che ogni giorno fosse NowRuz”.<br />
Secondo il sesto Emam degli Shi’iti, Jafar ibn Muhammad as-Sadiq , NowRuz è il giorno in cui Dio strinse un patto con gli uomini a Lui fedeli, i quali promisero di non avere mai altro Dio che Dio (ovvero accettarono il monoteismo) e di credere nei suoi Profeti, nei suoi comandamenti e negli Emam (dello Shi’ismo); è inoltre il giorno in cui l’arca del Profeta Noè tocca finalmente il monte Ararat dopo il diluvio universale ed anche il giorno in cui il Profeta Abramo distrusse gli idoli dei pagani. <br />
L’Emam Jafar si ricollega al racconto di Askareh quando aggiunge che il miracolo della resurrezione di migliaia di Figli di Israele al comando di Allah, così com’è rivelato nella Sura “al-Baqara”, versetto 243, del Corano, si verificò proprio nel giorno di Now Ruz: una pestilenza aveva ucciso molti in una città della Siria, perché Dio aveva voluto punire la disobbedienza della popolazione ai locali leader religiosi; alcune decine di migliaia di ribelli avevano allora lasciato la città ritenendosi in grado di opporsi con successo al volere divino; e nel deserto Dio li aveva fatti morire della stessa piaga cui avevano creduto di poter sfuggire. <br />
Anni dopo il Profeta Ezechiele, mosso a pietà alla vista dei loro cadaveri, aveva pregato Dio perché li riportasse in vita, ed il giorno di Now Ruz era stato esaudito. <br />
Secondo un’altra leggenda, il Re Salomone, figlio di Davide, aveva perduto il suo anello, e con esso aveva perduto anche il regno. Ma il giorno di NowRuz egli ritrovò l’anello, e tutti gli uccelli gli si raccolsero attorno. Allora Salomone ordinò al vento di trasportarlo verso una nuova destinazione. Ma l’upupa lo fermò, per raccontargli di avere fatto il nido su un albero lungo la strada e di avervi deposto un uovo: “Ti prego, o Re - aggiunse - non distruggere il mio nido”. E il re, per non distruggere quel nido, cambiò strada. Per ringraziarlo, l’upupa gli spruzzò un po’ d’acqua con il becco e gli donò una cavalletta - e forse si può spiegare anche cosè l’abitudine di spruzzare ritualmente qualche goccia d’acqua e soprattutto distribuire piccoli doni nel giorno di NowRuz.<br />
Alcuni ricercatori iraniani ritengono che il giorno di “Ghadir Khom”, nel decimo anno dall’Egira, quando il Profeta nominò il genero Ali  proprio successore e lo presentò come tale ai seguaci (egli sarebbe divenuto infatti il primo Imam degli Shi’iti), cadesse proprio nel giorno di Now Ruz, il ventinovesimo giorno del mese dei Pesci di un anno bisestile. <br />
Che il NowRuz sia passato dal Mazdeismo all’Islam come speciale retaggio culturale è testimoniato da tradizioni secondo cui gli Zoroastriani si recarono a rendere omaggio all’Emam Ali  portandogli in dono vasi colmi di zucchero; egli distribuì lo zucchero fra i compagni, e accettò i vasi in pagamento delle tasse dovutegli dai seguaci di Zarathustra. <br />
Nella tradizione iranica il primo uomo, e primo mitico re dell’Iran, si chiama Kiumars, come testimonia il poema di Ferdowsi  Shahnameh (“Il libro dei Re”), che indica NowRuz come il giorno della creazione di Kiumars. Nella Persia islamica, Kiumars venne poi identificato con Adamo (il primo dei Profeti venerati dal-l’Islam), e anche sulla base delle affermazioni dell’Emam Jafar , NowRuz è ritenuto il giorno in cui appunto Adamo fu creato.<br />
Riguardo alle origini del NowRuz esistono anche teorie elaborate da vari studiosi da quelle che esposte sin qui (sebbene non contrastanti): per esempio, secondo l’iranologo danese Kristiansen questa festività sarebbe il retaggio della festa babilonese di Zadmuk. <br />
Tra le leggende più popolari, entrate ormai a far parte della favolistica persiana, c’è il ritorno di “Zio Anno Nuovo”: ogni anno, il primo giorno di primavera, Zio Anno Nuovo indossa il cappello di feltro, si avvolge nella sciarpa e scende in città, appoggiandosi al bastone: visiterà ogni casa della Persia, portando il nuovo anno a tutta la gente. Presso la porta della città vi è uno dei giardini più belli della Persia, coperto di fiori, soprattutto rose, che sbocciano vivide nel giorno d’inizio della primavera. <br />
 -Armeni Apostolici e Ortodossi Russi  Lo chiamano il Babbo d’ inverno anziche babo natale per il  capodanno Cristiano; - “Zmer Papi o Ded Maro- z”<br />
 Proprietaria del giardino è una simpatica vecchietta. Ella non ha mai visto Zio Anno Nuovo, ma ogni anno, il primo giorno di primavera, lo attende ansiosa nella speranza di incontrarlo: si alza prima dell’alba e si prepara a riceverlo, pulendo a fondo la casa, stendendo un tappeto di seta sul pavimento della veranda, innaffiando con cura i fiori - specialmente le rose, le preferite di Zio Anno Nuovo. Porta un po’ di mangime ai pesci rossi nell’acqua fresca della vasca in giardino, si accerta che la fontanella nel centro diffonda spruzzi in abbondanza, e davanti all’ingresso depone una bacinella d’acqua dove galleggiano petali di rose. Indossa l’abito migliore, di seta finemente ricamata, annoda intorno ai capelli uno scialle color d’oro, accende il fuoco nel camino, nella veranda prepara il tavolo con i “sette sin”, sistemandovi anche sette piatti di cristallo colmi di sette diversi tipi di dolci... proprio come fa ogni famiglia persiana, in ogni casa del Paese.<br />
Quando tutto è pronto, la vecchietta siede sul tappeto, in ansiosa attesa di Zio Anno Nuovo: sa bene che chiunque lo incontri tornerà giovane di nuovo, proprio come la terra quando incontra la primavera. Aspetta... e nell’attesa pian piano si addormenta. <br />
Quando lo Zio arriva, la vede dormire, e non trova il coraggio  di svegliarla: coglie la rosa più bella e gliela mette fra le dita; assaggia la metà di una mela intinta nello zucchero; prende un tizzone dal camino e si accende la pipa. Poi riparte, verso la città, perché deve visitare tutte le case. Solo più tardi, il sole desta la vecchietta. <br />
Ella vede la rosa e la mezza mela rimasta e comprende che Zio Anno nuovo è passato anche quest’anno, e che anche quest’anno non l’ha visto. “E’ accaduto ancora!” piange. “Ora dovrà attendere un altro anno intero per vederlo e tornare giovane!” E forse, la prossima primavera vi riuscirà.                                  <br />
NowRuz, “nuovo giorno”. Nella tradizione, nella cultura e nella mentalità persiana, da quattromila anni il giorno di NowRuz rappresenta la vittoria sull’inverno  è  una vittoria che  nessuna circostanza storica è mai riuscita ad oscurare nel cuore degli Iraniani. <br />
NowRuz è il Capodanno persiano, che cade il primo giorno del mese di farvardin, in una data corrispondente al 21 marzo del calendario cristiano (la data si mantiene fissa grazie all’introduzione dell’anno bisestile nel calendario solare persiano), giorno considerato in Occidente come l’inizio della primavera perché segnato dall’equinozio ascendente.<br />
Nella lingua Farsi, Now significa “nuovo”, Ruz “giorno”; e il termine Ruz è il risultato della contrazione del nome di Hormozd, a sua volta derivante per contrazione dal nome di Ahura Mazdah, il “Signore Saggio” unico Dio della Avesta di Zarathustra, l’Entità positiva del Mazdeismo (prima religione monoteistica, nata sull’altopiano iranico quasi tremila anni orsono): spiegazioni, queste, fornite già in epoca medievale da Abu Reyhan al-Birouni, grande storico, scienziato, matematico, astronomo e letterato persiano nato a Kharazm nel 983 d.C. e morto nel 1061.<br />
Rinvigorita dall’avvento dell’Islam, la tradizione del Now Ruz è oggi più che mai vitale in Iran, dove dà vita ad una delle festività più care alla popolazione.<br />
Recita la Sura 2, versetto 164, del Sacro Corano: “Nella creazione dei cieli e della terra, nell’alternarsi del giorno e della notte, nella nave che solca i mari carica di ci? che è utile agli uomini, nell’acqua che Dio fa scendere dal cielo, rivivificando la terra morta e disseminandovi animali di ogni tipo, nel mutare dei venti e delle nuvole costrette a restare tra il cielo e la terra, in tutto ci? vi sono segni per la gente dotata di intelletto.”<br />
Le celebrazioni del NowRuz : Anteriormente all’epoca sassanide si celebravano il primo e il sesto giorno di farvardin (Hormodz e Khordad), ma nel iii secolo d.C. si cominciarono a considerare festivi anche i giorni intermedi. Le celebrazioni iniziavano comunque sempre circa una settimana prima del 21 marzo, poiché la creazione dell’universo (analogamente a quanto narrato nel-l’Antico Testamento) si pensava avvenuta in sei fa-si, o tappe, con la comparsa dell’uomo soltanto il sesto giorno, in concomitanza con l’equinozio di primavera; il che conferiva a quel giorno un’importanza speciale, in quanto manifestazione del culmine della potenza e della gloria di Dio.<br />
Nella definizione delle sei fasi della creazione (gahanbar) ciascuna di esse era stata inoltre identificata in un particolare periodo dell’anno: in altre parole, l’anno solare era diviso in sei stagioni, e alla fine di ognuna di esse gli antichi Persiani celebravano una festa; il più grande dei festeggiamenti era ovviamente riservato al NowRuz, momento in cui si celebrava il completamento della Creazione, e si credeva che le anime viventi in terra si incontrassero con gli spiriti celesti e le anime dei cari defunti.<br />
Tra le manifestazioni popolari con cui si prepara e si accoglie questa, che è la festa più gioiosa dell’anno, vi è quella denominata Haji Firouz. Si tramanda che Haji Firouz fosse un uomo vestito di panni rossi che andava di strada in strada cantando e suonando il tamburello per salutare il nuovo anno ed informare la popolazione dell’arrivo della primavera; per compensarlo di aver recato la buona notizia, la gente gli regalava cibo o qualche moneta. Cos?, nei giorni precedenti il Now Ruz, tuttora per le strade delle città e dei villaggi iraniani scendono gli Haji Firouz di oggi, simili nel ruolo agli zampognari italiani che vagano tra i passanti durante le festività natalizie: vestiti di panni coloratissimi e con un cappello a punta, i volti neri di carbone, agitano il daf (il tamburello a sonagliera), cantano antiche strofe di buon auspicio e rispondono ai piccoli doni in denaro augurando ogni bene per l’anno nuovo.<br />
Altrettanto cara alla popolazione iraniana è la festa del Tchahar Shanbeh Souri, che la sera prima dell’ultimo mercoled? dell’anno rievoca le antiche cerimonie del culto mazdaico del fuoco: quando scende la sera si accendono i falò e tutti, in special modo i giovani, spiccano salti superando d’un balzo le fiamme, e cantando: “Zardi-e man az to, Sorkhi-e to az man” (“Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”), perché il fuoco assorba gli elementi negativi presenti nella persona - il “giallo” parla di malattia e debolezza - cedendole in cambio la sua energia e salute - il “rosso”.<br />
La stessa sera, bambini e ragazzi vanno di casa in casa, tenendo celato il volto e il corpo con lenzuola per non farsi riconoscere e percuotendo con cucchiai il fondo di ciotole di metallo: si fermano dinanzi a ogni porta finché chi vive nella casa non apre, per regalare loro dolci, frutta secca o altri piccoli doni, cercando scherzosamente di far cadere le lenzuola per scoprire chi siano i “disturbatori”.<br />
Vi è chi ricorda, nelle medesime ore, di osservare il Falgush, cioè l’usanza di restare nascosti in attesa che passino due persone intente a chiacchierare fra loro: le parole pronunciate dai due passanti e intese di sfuggita, avulse dal loro contesto, vengono poi interpretate per trarne auspici.<br />
<b>Gli Haft Sin </b><br />
L’attenzione alla forza simbolica dei numeri si ri-specchia nel rito dello Haft Sin (“haft” significa “sette”, “sin” è il nome della lettera “s” in Farsi), la più famosa delle tradizioni persiane di Capodanno, strettamente rispettata in tutte le case iraniane.<br />
In ogni famiglia si sceglie un tavolo o un ripiano dove viene stesa una tovaglia; su questa si collocano sette oggetti il cui nome, in lingua persiana, inizia con la lettera “s”, e ciascuno dei quali in vario modo rappresenta il trionfo del bene sul male o della vita sulla morte, dal sabzeh (“piante verdi”: semi fatti germogliare in un piatto) alla mela (sib), all’aglio (sir), ad una qualità particolare di frutta secca (senjed), dall’aceto (serkeh) alla spezia chiamata somaq e ad un impasto di germi di grano e farina (samanu), o in altri casi il fiore di narciso (sombol), o una moneta (sekkeh).<br />
Accanto ai sette sin, i Musulmani collocano una copia del Corano (e gli Zoroastriani l’Avesta) per implorare la benedizione di Dio sul nuovo anno. Molti sistemano sulla tovaglia anche una brocca d’acqua, segno di purezza, un pane, alimento fondamentale della vita, e persino latte fresco, frutti, datteri, melagrane, una candela, qualche uovo, magari colorato - si pensa che i diversi colori delle uova simboleggino le diverse “razze” umane, considerate tutte uguali di fronte al Creatore - o uno specchio.<br />
Nella cultura iraniana, come in tante altre, il numero sette è considerato di ottimo auspicio. Allamah Majlesi, nel suo libro Bahar-ul-Anwaar, scrive: “I cieli sono formati di sette strati, e cos? pure la terra; e sette angeli li custodiscono; e se nel tempo in cui il nuovo anno si sostituisce al vecchio tu reciterai sette versetti o sette Sure del grande Corano che comincino con la lettera essì dell’alfabeto arabo, allora sarai protetto da tutte le disgrazie della terra o del cielo per l’intero anno che inizia”. In precedenza anche Ferdowsi, nello Shahnameh, aveva scritto che i cieli e la terra sono “fatti ciascuno di sette strati”; e narrato inoltre delle “sette meravigliose imprese di Rostam”, il più popolare fra gli eroi della tradizione epica persiana.<br />
<br />
Ma già nell’Avesta di Zarathustra del numero sette si era parlato come di un segno sacro; e da radici altrettanto antiche derivava la credenza degli Iraniani del passato secondo cui l’anima di ogni credente, ovvero l’essenza della sua esistenza, dopo il momento della morte terrena si posava sul tetto della casa in cui egli aveva trascorso la vita, e lì rimaneva per sette giorni e sette notti, quindi si recava alla propria tomba, e lì di nuovo si fermava sino alla quarantesima notte; dopo di che, poteva finalmente raggiungere la dimora celeste (tuttora comunque i riti funebri per i defunti si celebrano nella ricorrenza del settimo e del quarantesimo giorno dal trapasso).<br />
In testi di epoche lontane sono spesso menzionate le “sette storie dell’inferno”, e si fa riferimento ad un “re delle Sette Terre” (a “sette terre” o “sette regioni” accenna anche il testo introduttivo dello Shahnameh).<br />
In uno dei più noti racconti mitologici, la storia di Sinbad, si parla di Kurdis, re dell’India, e dei suoi “sette ministri dotti”, fra i quali appunto Sinbad era il più sapiente. Esiste poi una narrazione relativa al Profeta Mohammad (S), citata da Saab bin Ebadeh, che racconta: “Del giorno di venerdi sono sette gli attributi, e l’uomo fu creato nel giorno di venerdi”.<br />
Nel Corano, il numero sette è citato in almeno sette Sure e versetti; il Testo Sacro parla in varie occasioni di “sette giorni”, “sette strade”, “sette mari”, “sette cieli”, “sette notti”, “sette buoi maschi” e “sette verdi spighe di grano”.<br />
Per quanto riguarda il più eloquente dei sette sin, il sabzeh, bisogna ricordare che la sua preparazione risale ad una tradizione molto antica. Generazione dopo generazione, le famiglie persiane erano solite approntare dodici piccoli piedistalli di argilla, in rappresentanza dei mesi, tutto attorno al cortile di casa, seminando sopra ciascuno di essi vari tipi di piante, in particolare frumento, orzo, riso, fagioli, fave, lenticchie, miglio, piselli, sesamo e mais. Il sesto giorno di farvardin (27 marzo), riunita tutta la famiglia, si festeggiavano i germogli, cantando e suonando gli strumenti tradizionali. Le colonnine d’argilla dovevano restare intatte sino al sedicesimo giorno di farvardin, quando la famiglia verificava la crescita di ciascuna pianta: il seme che aveva prodotto il germoglio più alto veniva scelto per la coltivazione principale dell’anno appena iniziato.<br />
Tuttora si provvede con una cura particolare alla preparazione dei germogli, sebbe il rito conservi ormai soltanto un carattere simbolico. Almeno dieci giorni prima di NowRuz è responsabilità della pa-drona di casa preparare una manciata di semi (la quantità dipende dal numero dei membri della famiglia), formulare un desiderio e un augurio di buona salute e prosperità, e nel frattempo deporre i semi stessi in un recipiente d’argilla pieno d’acqua. Quando si fanno bianchi, la padrona di casa toglie i semi dall’acqua e li dispone su un tessuto; non ap-pena spuntano i germogli, li trasferisce su un vassoio di rame e li copre con un tovagliolo umido. Quando le piantine, ormai verdi, raggiungono una certa altezza, la donna le lega delicatamente con un nastro rosso: faranno parte della tavolata di Haft Sin finché, il tredicesimo giorno dopo Capodanno (Sizdeh-bedar), divenuti gialli, cioè maturi, verranno deposti in un ruscello perché tornino a fondersi con la natura.<br />
Quando l’orologio indica l’arrivo del nuovo giorno, del primo giorno dell’anno nuovo, i membri della famiglia, spesso in abiti nuo-vi, si raccolgono attarno al tavolo, vicino al ripiano dove sono sistemati gli Haft Sin. Tutti recitano in-sieme almeno una preghiera, si abbracciano augurandosi reciprocamente salute e benessere, e infine cominciano il pranzo di Capodanno (abbondante e ricco quanto i “cenoni” occidentali). Il piatto tipico è il Sabzipolo mahi, riso alle verdure con salmone bianco del Caspio.<br />
Poi i membri più anziani distribuiscono gli eidi (piccoli doni) ai familiari più giovani: in genere, a seconda delle disponibilità economiche, monete d’oro o banconote nuove (gesto di benevolenza in uso anche nei luoghi di lavoro, a favore dei dipendenti o dei sottoposti).<br />
Il periodo di NowRuz si caratterizza anche per l’usanza degli scambi di visite tra parenti e amici; in questi casi si privilegiano le persone più anziane, e spesso si approfitta dell’occasione per rappacificarsi dimenticando le vecchie liti.<br />
Secondo una delle antiche tradizioni, nel passato si riteneva che il ritorno delle anime dei defunti si verificasse il tredicesimo giorno di farvardin, il quale veniva dunque chiamato “il giorno dei morti” (proprio per la solennità di questo incontro ancora oggi gli Iraniani usano preparare le case al Capodanno con un’accuratissima pulizia di locali, tappeti, cortili, cos? resi degni di accogliere il ritorno dei familiari scomparsi). Forse per questa ragione, o forse per le valenze scaramantiche attribuite al numero tredici, in un passato piuttosto lontano in questa data si usava rompere qualche stoviglia, mentre tuttora si continua ad osservare l’usanza del Sizdeh-bedar, cioè ad organizzare gite di fa-miglia nel verde, per esorcizzare le forze del male.<br />
Attualmente infatti il Now Ruz, cominciato il primo giorno di farvardin, si protrae sino al tredicesimo, quando si esorcizza il “cattivo auspicio” del numero tredici con la gita fuori casa e fuori città. In quest’occasione, le ragazze in età da marito annodano due fili d’erba, mentre esprimono il desiderio di poter trascorrere il successivo Sizdeh-bedar in compagnia di uno sposo: “Sizdeh-bedar, sal-e digar, khuneh-ye shohar, batcheh baqal” (“Che passi il Tredicesimo! L’anno prossimo, nella casa del marito, un bimbo in braccio”). In questo giorno si preparano piatti di verdure, e una zuppa tradizionale chiamata Ash-e reshteh.<br />
<b>Il calendario</b><br />
Scrive Omar Khayyam: “Si tramanda che Kiumars, il re persiano, fece coincidere il giorno di NowRuz con l’origine della storia. Cos?, ogni anno la luce del sole sarebbe stata vista 365 volte. Egli divise l’anno in dodici parti, ciascuna parte a sua volta divisa in trenta porzioni, ed a ciascuna porzione diede il nome di un angelo.”<br />
Omar Khayyam (Abolfath Khayyam di Ney-shabour, città del Khorassan) è forse il poeta persiano più popolare in Occidente; è tuttavia meno noto che egli fu anche - o soprattutto, secondo molti studiosi - un matematico e un astronomo valente; e come “presidente” di una commissione di astronomi, nell’anno 467 dell’Egira (1073 d.C.) venne incaricato da Nezam ol-Molk, ministro del monarca selgiuchide Jalal ol-Din Malek shah, di riformare in modo scientifico il calendario. L’assassinio di Nezam ol-Molk e la morte di Malek shah non consentirono che l’impresa fosse portata a termine; ma Khayyam riusc? ad elaborare un nuovo calendario chiamato “Jalali”, e lasci? ai posteri un breve trattato in prosa, il Nowruznameh (“Libro del Capodanno”), da cui è stata tratta la precedente citazione.<br />
Qui il pensatore, che negava con forza di essere seguace del pensiero greco, ma si dedicava volentieri agli studi di filosofia naturale, descrisse i mesi, le caratteristiche di ciascuno di essi, il rispettivo rapporto con la costellazione del Toro.<br />
<b>Farvardin</b> (dall’espressione fara avardan, “ri-svegliare”, “far crescere”), è il primo mese dell’anno, che include i trentuno giorni tra il 21 marzo e il 20 aprile, e dà il via alla crescita delle piante.<br />
<b>Ordibehesht</b>, il secondo (trentuno giorni, dal 21 aprile al 20 maggio), è il mese “del paradiso” (behesht), per la luce e il clima dolce che lo caratterizzano.<br />
<b>Khordad </b>(trentuno giorni, tra il 21 maggio e il 20 giugno) trae il nome dal verbo khordan, “mangiare”, perché rifornisce gli uomini di alimenti preziosi quali il frumento o la frutta più succosa.<br />
<b>Tir </b>(termine che equivale a “forza”, “potenza”) è il mese della mietitura, dura 31 giorni e include le settimane tra il 21 giugno e il 21 luglio occidentali.<br />
<b>Mordad</b> (22 luglio - 21 agosto: trentuno giorni) ri-chiama il verbo mordan, “morire”, perché la terra ha ormai esaurito il suo compito, e si inaridisce.<br />
<b>Shahrivar</b>, che dura trentuno giorni dal 22 agosto al 21 settembre, è il mese della prosperità, quando pagare le tasse al signore (allo shah) è meno penoso per il contadino.<br />
<b>Mehr </b>(la parola significa “amore”, “affetto”) è il mese della gentilezza, quando ciascuno è disposto ad offrire al vicino i frutti del proprio campo, poiché sta per arrivare l’autunno: dura trenta giorni, dal 22 settembre al al 21 ottobre.<br />
<b>Aban</b> è segnato dalle piogge (ab significa “ac-qua”), e conta trenta giorni dal 22 ottobre al 20 novembre.<br />
<b>Azar</b> (“fuoco”), il nono mese, di trenta giorni tra il 21 novembre e il 20 dicembre, segna il tempo in cui il contadino comincia ad accendere il fuoco per riscaldarsi.<br />
Dopo Dey (trenta giorni, tra il 21 dicembre e 20 gennaio), forse cos? denominato per ingraziarsi i daeva, le devinità pre-mazdaiche, nel periodo in cui la terra non pu? dare frutto, e dopo il duro <b>Bahman</b> (trenta giorni, tra il 21 gennaio e il 19 febbraio), con<b> Esfand</b> (che è anche il nome dell’incenso) il ciclo della vita potrà ricominciare. Esfand conta ventinove giorni, che diventano trenta negli anni bisestili, tra il 20 febbraio e il 20 marzo.<br />
Il calendario civile persiano, ancor oggi in uso, è dunque solare, e fissa l’inizio dell’anno esattamente in corrispondenza dell’equinozio di primavera: il momento del risvegliarsi della vita, in cui pienamente si esplica l’azione miracolosamente rivivificatrice di Dio. L’istante preciso in cui si verifica il cambio dell’anno viene calcolato in base al calendario solare dell’Egira, che ha preso avvio dal viaggio del Profeta Mohammad (S) dalla Mecca a Medina, avvenuto gioved? 26 settembre del 622 d.C.; di conseguenza ogni anno occorre individuare esattamente l’ora dell’arrivo dell’anno nuovo. Tale compito, anticamente svolto dagli astrologi e poi dai primi astronomi, è affidato oggi al Centro di Astrofisica dell’Università di Teheran.<br />
<b>“La gioia e il segreto del vivere”</b><br />
Ali Shariati, il grande pensatore, scrittore e sociologo iraniano (1923 -1977), ha riassunto in un bra-no di grande spessore e forza poetica i molteplici significati che il NowRuz assume nella cultura e nella mentalità dell’Iran: <br />
NowRuz, la celebrazione del primo giorno dell’anno persiano, che si erge fiero sopra tutte le altre festività, non è un’artificiosa convenzione sociale, né un’imposizione politica. E’ l’esultare di una nazione ed anche l’esultare della terra, del cielo e del sole. E’ il giorno che inizia.<br />
NowRuz risveglia le persone proprio mentre si risveglia la natura. In questa grande festa la gente esce dalle case e s’abbandona in grembo alla natura e ai suoi profumi: ancora una volta comincia a sentire la vita in tutto il proprio essere, con la tenera pioggia di primavera, la dolce menta odorosa e gli aromi ristoratori della terra e dei fiori. NowRuz è abbandonarsi a un ricordo grande, il ricordo della solidarietà fra l’uomo e la natura. NowRuz è un mo-tivo perché gli Iraniani continuino a vivere, perché è in sé stesso l’inizio della vita. Quando arriva, trasmette agli esseri umani la gioia e il segreto del vivere. NowRuz vuol dire un giorno nuovo, un giorno nuovo vuol dire sperimentare una nuova vi-ta, e questa vita, per la gente iraniana, è il giorno del crescere e del fiorire. <br />
NowRuz è stato vissuto dalla nostra gente non solo in situazioni felici, ma anche in momenti molto dolorosi. Nel tempo in cui Alessandro distruggeva con il fuoco Persepolis e Gengis Khan e Tamerlano passavano a fil di spada il popolo del Khorassan, e durante tutte le pagine della storia di questa nazione, vi era anche Now Ruz, per noi, istituzione incancellabile da amare. E persino mentre i sicari dei califfi impiccavano Has-san Jouri e i suoi seguaci, la gente celebrava Now Ruz con tutte le proprie forze nei rosseggianti templi del fuoco e dai minareti delle moschee. <br />
NowRuz, nel lontano come nel recente passato, è sempre stato la celebrazione di una natura degna di lode. Non è la celebrazione dell’oblio e dell’inconsapevolezza. E’ una ferma espressione dell’esistenza e di ci? che perdura. E’ una prova che si pu? resistere, il collegarsi del passato al presente e la loro continuità.<br />
NowRuz è sempre stato caro al cuore degli Iraniani: al cuore dei sommi sacerdoti di Zoroastro, dei Musulmani, degli Shi’iti, al cuore di tutti coloro che considerano questa istituzione come qualcosa di proprio. Ci? che lo rende ancora più caro è il fat-to che l’Imam Ali (la pace sia con lui) fu scelto co-me il primo Imam degli Shi’iti durante NowRuz.<br />
NowRuz è il primo giorno della creazione. E’ il giorno in cui Ahura Mazdah cominci? a creare il mondo. E’ per questo che il primo giorno del mese persiano di Farvardin (21 marzo) è stato chiamato “Hormozd”. Che bella leggenda, ancora più bella della realtà! Quel giorno - il primo giorno del primo mese della prima stagione dell’anno, la primavera - è stato il giorno dello spuntare dell’erba e del fiorire sia delle piante, sia degli esseri umani. <br />
Accendiamo di nuovo il fuoco di Ahura in questo giorno e dimostriamo l’esistenza della storia tramite la nostra esistenza. Prendendo parte alle feste di NowRuz manifestiamo la nostra esistenza come nazione nella bufera dei tempi e dei cambiamenti. <br />
Ringraziamo  <b>Vahè Vartanian</b> di averci mandato il testo.<br />
<b>Documento completo fornito dall’istituto Culturale dell’Ambasciata Iraniana </b><br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=282</comments>
 <pubDate>Mon, 17 Mar 2008 12:30:27 -0500</pubDate>
</item><item>
 <title>Il nuovo anno persiano: NORUZ 1387</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=273</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/3/20080311-noruz2.JPG">null</a></div><b>NORUZ, il Capodanno persiano<br />
20 Marzo 2008 – ore 21.00 -  1 Farvardin 1387</b><br />
<br />
Per il quinto anno consecutivo si festeggia il capodanno persiano presso lo spazio Farahzadart. <br />
Da  4000 anni la tradizione persiana fa coincidere il 20 marzo con Noruz: festa laica e pagana del “Nuovo Giorno”.<br />
L’anno inizia ufficialmente quando il sole lascia il segno zodiacale dei pesci  per entrare in quello dell’ariete. <br />
E’ l’equinozio di primavera: il tempo del giorno e  della notte si equivalgono. <br />
Noruz è un momento di incontro tra diverse etnie e tradizioni anche al di fuori della nazione iraniana poiché viene festeggiato anche da <b>kurdi</b>, <b>afghani</b>, <b>hindù</b>, <b>tagiki</b>, <b>pachistani</b>, <b>mozabiti</b>, <b>algerini </b>e zoroastriani.<br />
 <br />
Performance e testi poetici di  <b>Aram Ghasemi </b>recitati dall’autrice.<br />
Musiche della tradizione persiana.<br />
Contributo alla messa in scena di <b>Isa Traversi </b><br />
<br />
Interventi di:<b>Elisabetta Saura</b>, <b>Behnam Alì Farahzad</b>, <b>Asghar Pirooz Ebrahimi</b>, <b>Puran Hajeb</b>, <b>Marco D’Amico</b><br />
<br />
<br />
<br />
<b><br />
F a r a z h a d a r t    Via Tarchetti 5 – 20121  Milano<br />
Tel e fax +39 (0)2 6554489  www.farahzadart.com  info@farahzadart.com</b><br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=273</comments>
 <pubDate>Tue, 11 Mar 2008 15:17:24 -0500</pubDate>
</item><item>
 <title>Auguri a tutte le donne dalla redazione</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=272</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/3/20080308-mimosa[1].JPG">null</a></div><b>La Mimosa</b>, Acacia Dealbata, è un albero di origini Australiane che da  quasi duecento anni si è adattato bene in Europa nelle regioni dal clima temperato. Nelle sue terre di origine arriva a svilupparsi fino a 30 m di altezza mentre da noi non supera i 12 m.<br />
La mimosa è un albero ornamentale che a miti temperature si sviluppa  molto velocemente, le foglie sono bipennate di colore verde opaco, i fiori  giallo intenso sono raggruppati a grappoli ed emanano un profumo  inconfondibile.<br />
Proprio al fiore è dovuta la notorietà della mimosa, da mezzo secolo è il simbolo della Festa delle donne dell’8 marzo.<br />
<br />
<b>Cure e manutenzione </b><br />
<br />
La mimosa si adatta ad ogni tipo di terreno anche se preferisce quelli più acidi, va piantata al riparo dai venti e soprattutto dal gelo, un inverno troppo rigido e le gelate far morire la pianta. Per i primi anni la mimosa va potata accorciano abbastanza corti i rami, successivamente può anche<br />
 non essere potata o solo dopo la fioritura per stimolare nuovi getti.<br />
<br />
<b>Riproduzione </b><br />
<br />
La mimosa può essere riprodotta a primavera per semina, i semi sono contenuti a gruppi in baccelli di 10 cm prodotti dalla pianta, mettere i semi della mimosa in acqua calda per un paio di giorni e<br />
 successivamente interrarli in un composto di sabbia e terra, la germogliazione avverrà  entro <br />
un mese.<br />
La riproduzione avviene anche per talea da praticare sempre nei mesi primaverili interrando dei rametti in vasi con terra e sabbia e mantenendo umido.<br />
<br />
<b>N.B. Dedicata alla festa e non alle donniste</b><i></i><br />
<b>Vahe Vartanian</b><br />
<b>http://www.zatik.com/newsvisita.asp?id=1676</b><br />
<br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=272</comments>
 <pubDate>Sat, 8 Mar 2008 09:17:50 -0600</pubDate>
</item><item>
 <title>LA CASA DELLA CULTURA IRANIANA</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=268</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/3/20080307-casa della cultura.GIF">null</a></div>La Casa della Cultura Iraniana è un'associazione culturale della quale fanno parte, oltre agli iraniani, numerosi cittadini italiani e di altre nazionalità.<br />
Gli iraniani residenti in Italia non sono tra le comunità immigrate più numerose, ma costituiscono la comunità meglio radicata ed inserita nel territorio.<br />
In Italia risiedono circa 8500 iraniani, senza contare tutti coloro che nel corso degli ultimi anni hanno ottenuto la cittadinanza italiana scomparendo quindi dalle statistiche.<br />
Essi sono inseriti nelle istituzioni, nell'insegnamento superiore ed universitario e nei servizi (architetti, ingegneri, docenti, restauratori, musicisti, scrittori, medici, commercianti).<br />
Le attività della Casa della Cultura Iraniana mirano alla promozione dell'integrazione e dell'interazione tra le diverse culture presenti sul territorio al fine di migliorare la qualità della convivenza civile.<br />
Tutte le nostre iniziative interculturali mirano ad incidere sulle ragioni strutturali della diffidenza, della paura e della discriminazione verso le culture altre ed è per questo che si rivolgono in prima istanza ai cittadini italiani, proprio allo scopo di innescare un reale circuito di scambio e confronto.<br />
Le attività e le iniziative da noi promosse sono sempre state organizzate in condivisione e paternariato con le più prestigiose istituzioni culturali ed artistiche del territorio, con enti ed organismi che perseguono le stesse finalità, suscitando sempre molto interesse e curiosità.<br />
Le nostre iniziative si contraddistinguono per l'assoluta assenza di qualunque impostazione ideologica, enfasi nazionalistica, accento religioso, ma soprattutto per la grande passione umana, spesso anche a prezzo di notevoli sacrifici personali, essendo il nostro, lavoro puramente volontario e a titolo gratuito.<br />
<br />
<b>www.casadellaculturairaniana.com</b>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=268</comments>
 <pubDate>Fri, 7 Mar 2008 03:06:20 -0600</pubDate>
</item><item>
 <title>POESIA MISTICA E RELIGIOSA</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=267</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/3/20080306-sufismo1.JPG">null</a></div>Premio nazionale biennale 2008 di POESIA MISTICA E RELIGIOSA</b> <br />
<br />
<b>Regolamento:</b><br />
<br />
<b>1</b> - Il premio è aperto a tutti i poeti che scrivono in lingua italiana, di qualsiasi nazionalità, ideologia o fede religiosa essi siano. La partecipazione al premio è gratuita. <br />
<b>2</b> - Primo premio: Pubblicazione in un volume di 124 pagine delle poesie del poeta premiato, con presentazione e illustrazioni a cura della Confraternita.<br />
<br />
Secondo premio: Pubblicazione in un volume di 94 pagine delle poesie del poeta premiato, con presentazione e illustrazioni a cura della Confraternita.<br />
<br />
Terzo premio: Pubblicazione di una Antologia con le poesie di tutti i poeti selezionati (due pagine per poeta).<br />
<br />
I poeti premiati e selezionati dalla Giuria riceveranno inoltre  un Attestato dio merito;  tutti i poeti partecipanti riceveranno un Attestato di partecipazione.<br />
<br />
<b>3</b> - Non vi è limite nel numero delle poesie inviate, siano esse edite o inedite. I manoscritti vanno inviati o consegnati (entro il 10 luglio 2008) alla Confraternita dei Sufi Jerrahi Halveti, viale Piceno 18, 20129 Milano; e dovranno recare su ogni pagina il nome dell´autore, la dichiarazione firmata che la poesia è opera sua, l´indirizzo dell´autore. I manoscritti e gli attestati verranno consegnati esclusivamente o il giorno della premiazione a Milano, o per posta previo invio dei relativi francobolli per la spedizione da allegare alle poesie oppure ritirati nella sede della Confraternita. I manoscritti non ritirati o non spediti verranno distrutti. <br />
<br />
<b>4</b> - I volumi pubblicati e gli attestati verranno consegnati in forma ufficiale in una giornata apposita organizzata nel mese di ottobre o all´Università della Terza Età del Lions Club (Milano, Palazzo Dugnani), o al Circolo della Stampa di Milano. Le poesie premiate ed alcune poesie prescelte verranno lette dal noto attore Andrea Riva De´ Onestis.<br />
<br />
<b>5</b> - Bando di concorso e poesie premiate verranno pubblicate sulla rivista trimestrale di cultura e spiritualità "Sufismo", che darà opportuno risalto alla manifestazione di ottobre. (www.rivistasufismo.it), <br />
<br />
<b>6 </b>- La giuria è composta da: presidente il professore universitario Gabriele Mandel (poeta): vicepresidente il professore universitario Aldo Strisciullo (poeta); alcuni membri i componenti della redazione della rivista "Sufismo" (Rossano Vitali, Nazzareno Venturi, Massimo Failoni, Andrea Zunino, Michele Gotuzzo, Stefano d´Aloia, Bianca Mele, Enzo Coffani, Andrea Sacchi).<br />
<br />
<br />
<b>Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia</b><br />
<br />
Casa Madre: viale Piceno 23/a, 20129 Milano<br />
<br />
Telefoni e fax:  02719439 - 02733882 - Codice fiscale 97217770151<br />
<br />
E-mails: posta@sufijerrahi.it;  gabriele.mandel@fastwebnet.it<br />
<br />
<b>www.sufijerrahi.it</b>; <b>www.rivistasufismo.it</b>; <b>www.gabrielemandel.net</b><br />
<br />
<br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=267</comments>
 <pubDate>Thu, 6 Mar 2008 10:45:57 -0600</pubDate>
</item><item>
 <title>La coperta delle donne. Progetto artistico di Alina Rizzi</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=262</link>
<description><![CDATA["La coperta delle donne”, è un progetto che nasce come stimolo alla fantasia delle donne, alla loro abilità più antica – il cucito e la manipolazione di lana, fili, tessuto -<br />
e alla solidarietà. Solidarietà tra donne, che lavorano ad un progetto comune,  e solidarietà verso chi usufruirà di eventuali ricavati economici ottenuti dall’esposizione dell’oggetto artistico.<br />
Una coperta, dunque, lavorata da tante mani femminili, che scaldi dentro e fuori, creando una rete invisibile ma autentica tra sconosciute di ogni luogo.<br />
Un lavoro in progress, che non necessariamente si pone un punto d’arrivo, se non quello di perseguire uno scopo comune, artistico e anche benefico<br />
<br />
In pratica: ogni partecipante è invitata a offrire un proprio lavoro a maglia, all’uncinetto o di cucito, delle dimensioni di cm 30 x 30. Non ci sono limitazioni alla fantasia di chi<br />
si esprime in questo patchwork ma la più ampia libertà di scelta di colori, tessuti, lavorazioni. Il tessuto può anche essere scritto, dipinto, incollato, ricamato. Semplicemente andrà cucita, sul retro del lavoro, una etichetta di stoffa con nome e cognome della creatrice e data e luogo di realizzazione.<br />
I pezzi verranno via via assemblati dalla sottoscritta così da formare una coperta.<br />
Quando tale coperta avrà raggiunto dimensioni interessanti la si proporrà per una esposizione pubblica presso gallerie, comuni, biblioteche, enti interessati. Qualunque contributo economico per l’esposizione della coperta verrà devoluto in beneficenza ad associazioni femminili scelte di volta in volta.<br />
Tale operazione non ha quindi alcuno scopro di lucro, ma di pura solidarietà femminile e di incontro e scambio per coloro che parteciperanno con la propria opera.<br />
Termine per la consegna dei contributi artistici: 31 marzo 2008.<br />
<br />
Informazioni:<br />
per avere notizie e maggiori chiarimenti:<br />
ALINA RIZZI<br />
e. mail alinarizzi@virgilio.it<br />
]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=262</comments>
 <pubDate>Wed, 27 Feb 2008 07:57:21 -0600</pubDate>
</item><item>
 <title>&quot;Persepolis&quot; di Marjane Satrapi</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=258</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://mahmag.org/italiano/media/2/20080215-satrapi.jpg">Marjane Satrapi</a></div><br />
Il 22 febbraio prossimo sugli schermi italiani uscirà il primo lungometraggio a disegni animati di una scrittrice e disegnatrice iraniana che vive a Parigi, Marjane Satrapi. Il suo film, autobiografico –<br />
"Persepolis" – è candidato all’Oscar e racconta la storia di una ragazzina coraggiosa e intelligente che a 14 anni viene mandata dai genitori a studiare a Vienna.<br />
<br />
<br />
<br />
Completati gli studi, torna in patria, dove tenta un percorso di vita che però non riesce a percorrere fino in fondo, perché non sopporta di veder vivere il suo amato paese in condizioni di semi libertà. Ed è così che riparte per Parigi, scegliendo di essere libera, ma lontana dalla propria patria.<br />
<br />
Il venerdì, all’aeroporto Charles De Gaulle, è il giorno dei voli per Teheran. Marjane va spesso a guardare il decollo degli aerei, struggendosi dalla nostalgia per il suo paese lontano, con il naso schiacciato contro le vetrate. La prima scena di Persepolis - scritto con Vincent Paronnaud – trae ispirazione proprio da quei frequenti momenti tristi, fra i tanti che hanno accompagnato la sua vita in esilio. ]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=258</comments>
 <pubDate>Wed, 13 Feb 2008 03:07:17 -0600</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Potere di Zahhak</title>
 <link>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=244</link>
<description><![CDATA[<b>Compagnia Teatrale Tarmeh presenta <br />
Cantastorie Persiano: Il Potere di Zahhak <br />
Diretto e interpretato da Aram Ghasemy</b><br />
 <br />
<i>“Chi non segue l’intelletto,<br />
  chi non lo elegge come propria guida,<br />
  verrà distrutto dalle stesse azioni<br />
  che le sue mani compiranno…” </i><br />
 <b> -Ferdousi-</b>Lo spettacolo della regista e attrice Aram Ghasemy è una messa in scena in chiave moderna del teatro tradizionale dei cantastorie iraniani con una delle leggende più importanti del “Libro dei Re di Ferdousi. Il “Libro dei Re”è senza dubbio l’opera più importante della letteratura antica persiana, e in Iran non troverete persona, né tra gli intellettuali né tra la gente comune , che non lo conosca. La ragione di questa diffusione a 360 gradi dell’opera di Ferdousi non è che tutti gli iraniani hanno studiato il “Libro dei Re”, ma la trasmissione orale dei cantastorie, che portano nei bar tradizionali i classici della letteratura persiana, recitandoli in modo semplice e diretto. La storia che presentiamo è di estrema attualità pur essendo antichissima, e parla del potere nelle sue forme più violente e oscure. Il potere, a cui abbiamo dato forma con le nostre paure e insicurezze, finirà per divorarci, a meno che non riacquistiamo la capacità di ragionare autonomamente e di opporci. <br />
Abbiamo deciso sostituire l’uso tradizionale della pittura con il mezzo moderno del video per rendere lo spettacolo più dinamico, evitando i tempi fermi in cui il cantastorie si ferma a bere il tè e a chiacchierare con il pubblico, e sottotitolando lo spettacolo che è in lingua persiana, nella sua forma poetica originale.<br />
<br />
<b>mercoledì 6 febbraio, alle ore 21, presso il Circolo Arci “Biko” in Via De Castillia n°20 (quartiere Isola),  </b> <br />
<b>Organizzazione e direzione tecnica: Marco D’Amico<br />
Editing video: Roberto Greco</b>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=244</comments>
 <pubDate>Tue, 22 Jan 2008 16:43:45 -0600</pubDate>
</item>
  </channel>
</rss>